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Nevrosi Ossessiva Genova MilanoDott.ssa Daniela Brambilla Psicologo e Psicoanalista - Genova MilanoNevrosi Ossessiva: Silvia e le porte che non si apronoDurante il quarto anno del nostro lavoro assieme Silvia inizia a veder sparire molte delle sue manifestazioni psicosomatiche. Rimangono pero' l'asma e forti riniti.
Senza paura e senza angoscia. Per tutta la vita ho dovuto pensare al mio corpo per non andare in pezzi. Lei mi ha aiutato a capire che ho un corpo tutto mio." "L'odore piu' disgustoso e' l'odore di pesce."
L'olfatto, e' dei cinque sensi quello che ci mette in contatto con la realta' nel modo piu' intimo e profondo, in quanto ha meno legami con una visione mediata ragionata del mondo, le sensazioni olfattive rimangono in noi solo a un livello inconscio.diceva Silvia. La natura "inconsapevole" dell'odorare fa si' che esso giochi un peso notevole nell'ambito delle emozioni, i profumi e gli odori diventano parte della nostra percezione del mondo e possono riassumere in un'unica sensazione un'intera situazione ambientale, e veicolarci sensazioni e ricordi legati a quel esperienza. Lavorando su se stessa, partendo dalla "puzza" e procedendo a estesi scavi "psico-archeologici", tra le rovine del suo mondo sotterraneo, attraverso le sensazioni fisiche e le memorie corporee, attraverso il materiale onirico che contiene molti intrecci e molte storie, Silvia ha scoperto la sua storia personale. Intrecciando assieme esperienze corporee e esperienze vissute, Silvia aveva sviluppato una sua personale separazione del bene dal male, cio' che era buono emanava buon odore, cio' che era cattivo emanava cattivo odore e quindi per sentirsi buona era necessario essere pulita, cioe' ben lavata. Il corpo di Silvia che come ogni corpo vivo e' destinato ad emanare cattivo odore era vissuto da lei come un nemico, che puo' sorprendere in qualsiasi momento. Il suo corpo poteva ammalarsi, poteva sudare o emanare cattivi odori, poteva tradirla, insomma, e quindi lavandosi sempre lei combatteva tutti i sentimenti negativi che potevano albergare in lei. Nel lavoro con Silvia e' stato importante trovare una storia individuale che ci ha fatto da bussola nelle acque profonde dell'inconscio. Contemporaneamente abbiamo anche trovato una storia comune all'umanita', che ci ha permesso di intuire una possibile soluzione che ha allentato la paura e ha aperto finestre sul muro chiuso. diceva Silvia.
Esisteva un tempo, un gigante con un debole per le donne, un uomo noto con il nome di Barbablu'. Si diceva che corteggiasse tre sorelle contemporaneamente. Le sorelle erano spaventate dalla barba blu' di quest'uomo, e cosi' si nascondevano quando le chiamava. Nel tentativo di convincerle della sua mitezza egli le invito' ad una passeggiata nel bosco. Arrivo' con cavalli ornati di campanelli e nastri cremisi: sistemo' le sorelle e la loro madre sui cavalli, e al piccolo trotto si avviarono nel bosco. Fecero una stupenda cavalcata, con i cani che correvano accanto e davanti a loro; poi si fermarono sotto ad un albero e Barbablu' le intrattenne narrando storie e offri' loro leccornie. Le sorelle cominciarono a pensare: "Insomma, questo Barbablu' forse non e' poi tanto cattivo" Tornarono a casa e non finivano piu' di parlare di quella giornata cosi' interessante, di quanto si fossero divertite... Ma riaffiorarono i sospetti ed i timori nelle due sorelle maggiori, ed esse giurarono di non rivedere mai piu' Barbablu'. La piu' piccola penso' che se un uomo poteva essere tanto affascinate, allora forse non era neanche cosi' cattivo... Piu' rimuginava tra se e meno le sembrava terribile, e anche la barba le pareva meno blu. Cosi' quando Barbablu' chiese la sua mano, lei accetto'. Aveva accolto con orgoglio la proposta di matrimonio, e pensava di sposare un uomo molto elegante. Si sposarono e poi andarono al suo castello tra i boschi. Un giorno ando' da lei e le disse:
Ecco il mio mazzo di chiavi: puoi aprire tutte le porte dei magazzini e delle stanze del tesoro, qualunque porta del castello. Ma non usare questa piccola chiave con la spirale in cima."
Cosi' lui parti' e lei rimase. Le sorelle andarono a trovarla, e come tutte le donne, erano curiose di conoscere le istruzioni che le aveva lasciato padrone per la sua assenza, e gaiamente la sposina racconto' ogni cosa:
Le sorelle decisero di fare il gioco di trovare la porta a cui apparteneva la piccola chiave: il castello era di tre piani, con un centinaio di porte in ogni ala, e si divertirono immensamente a passare da una stanza all'altra: dietro ad una porta c'erano le dispense, dietro un'altra i depositi delle monete ... In ogni stanza c'erano beni d'ogni sorta, e ogni volta sembrava tutto meraviglioso. Alla fine arrivarono alla cantina. Si scervellarono sull'ultima chiave, quella della stanza proibita. "Forse non apre nessuna porta!", e proprio mentre lo dicevano udirono uno strano rumore e videro dietro l'angolo pił oscuro una porticina che si richiudeva. Invano tentarono di riaprirla, era sprangata. Una allora grido': "Sorella! Sorella porta il mazzo: deve essere questa la porta della piccola chiave!". Senza rifletterci su infilo' la chiave nella serratura e la giro' facendola scattare. La porta si spalanco' nell'oscurita', accesero una candela per poter vedere finalmente cosa fosse celato nella misteriosa stanza, con un grido di orrore si accorsero che l'ambiente era un lago di sangue, con ossa umane sparse ovunque, e agli angoli erano impilati i teschi come piramidi di mele. Richiusero velocemente la porta, sfilarono la chiave, e si strinsero l'una all'altra, tremanti e invocando il Signore. La giovane sposa guardo' allora la chiave e s'avvide che era macchiata di sangue: tento' di pulirla sfregandola sulla gonna, ma il sangue restava. Terrorizzate tentarono a loro volta le altre, ma non c'era verso di farla tornare come prima. La giovinetta la mise in tasca e corse in cucina per sfregarla con uno strofinaccio, e mentre si avviava la chiave comincio' a grondare sangue macchiandole l'abito bianco. La strofino', il sangue continuava a colare; provo' con la cenere, poi con il fuoco e con le ragnatele, ma niente fermava il flusso rosso. Infine, disperata, decise di nasconderla nell'armadio, togliendola dal mazzo. La mattina dopo il marito torno' al castello e chiamo la sposa per interrogarla.
"Bene, signore". "Come sono i miei depositi?" tuono'. "Davvero molto belli, signore". "E le stanze del tesoro?" ringhio'. "Bellissime signore". "Dunque e' andato tutto bene moglie?". "Si, tutto bene". "Allora", sussurro', "allora sara' meglio che tu mi renda le chiavi". Appena ebbe il mazzo in mano con un'occhiata si accorse che mancava una chiave, e grido': "Che hai fatto della chiave piu' piccola che ti avevo raccomandato di non usare?" Lei balbettando si giustifico': -"Io... ecco io... Io l'ho perduta andando a cavallo". Gli occhi furenti di Barbablu' l'incenerivano: -"Come l'hai persa? Dove?" E lei ancora tentava di farsi scusare: -"L'ho persa a cavallo... Non ricordo dove... Non so come..." "Non mentirmi, dimmi che ne hai fatto!" Gridava mentre l'afferrava per i capelli, e urlando la getto' a terra: -"Infedele! tu sei entrata in quella stanza!". Apri' l'armadio e trovo' gli abiti insanguinati dalla chiave posata sul ripiano. La guardo' con occhi di brace, e la trascino' giu' in cantina ghignando: -"Adesso tocca a te mia giovane sposina!". E al suo cospetto la porta della spaventosa stanza si spalanco' mostrando gli scheletri delle mogli precedenti. La giovane si aggrappava alla porta implorando -"Concedimi almeno di raccomandare l'anima a Dio! Ti supplico...". Lui la guardo' e le concesse questa supplica: -"Prega, e fatti trovare pronta a morire tra un quarto d'ora". La ragazza corse sulle scale per mandare le sorelle sui bastioni del castello a chiamare aiuto, e mentre inginocchiata fingeva di pregare, le interrogava:
"Ancora no, ancora no purtroppo!". "Arrivano i nostri fratelli?" continuava a domandare. "Finalmente! In lontananza si vede un polverone: saranno certamente loro!". Quando fu prossimo alla stanza della moglie, i fratelli varcarono la soglia del castello, giungendo nella camera della sposa proprio nel momento in cui Barbablu' stava per afferrarla, e con le spade sguainate si avventarono su di lui uccidendolo e facendolo a pezzi.
La forza "contro natura" si oppone al positivo: e' contro lo sviluppo, l'armonia e il selvaggio. E' un antagonista derisorio e sanguinario che nasce in noi, e anche con il miglior nutrimento parentale l'unico compito dell'intruso e' il tentativo di trasformare ogni crocevia in strade senza uscita. Per Silvia questa forza contro natura, che potremmo definire "il male" e' inconscia e naturalmente puzza. "Non posso andare in ospedale quell'odore mi fa star male"
Attraverso l'olfatto ella intuisce le forze oscure che abitano la nostra psiche, ma non vuole accoglierle dentro di se'."I matti hanno cattivo odore e i tossicodipendenti puzzano di zucchero" A volte l'educazione non spiega alle ragazze giovani che il mondo interiore e quello esterno non sono sempre luoghi spensierati e le lascia ignoranti degli aspetti delittuosi della psiche. Silvia nei suoi sogni non riesce ad aprire le porte ed e' sempre in fuga dall'uomo nero, che prende aspetti animaleschi e naturalmente puzza. La sua anima non riesce a manifestarsi, si nasconde sottoterra, e ogni tanto fa capolino per vedere se l'ombra dell'uomo nero si e' allontanata. Poi un giorno finalmente questo sogno: Ero con la mia amica eravamo in una specie di palazzo o citta' con delle mura, dei cortili interni.
Finalmente grazie alla collaborazione dell'amica (analista) Silvia riesce ad aprire la porta; come le sorelle nella fiaba una marcata sensibilita' alle puzze e ai profumi l'ha spinta ad occuparsi piu' di quanto si dovrebbe del "cattivo" e questo le ha permesso di aprire la porta della stanza del mistero.Dovevamo recarci nel piano superiore per raggiungere una porta ma un vento ci spingeva in senso contrario e non riuscivamo a raggiungere tale porta situata in alto. Siamo cosi' tornate indietro e siamo risalite in senso orario, nessun vento e' apparso ed abbiamo raggiunto la porta senza problemi. Un po' le sue esperienze familiari, un po' le forme educative avevano impedito a Silvia di aprire la porta della stanza segreta, inibendo il suo naturale istinto alla curiosita' e alla scoperta di "quello che sta sotto". Ella aveva obbedito all'ordine di barbablu' di non usare la chiave e aveva scelto la morte spirituale, disobbedendo all'ordine e sviluppando consapevolezza ha scelto la vita. Leggi tutti gli articoli Contatta la dott.ssa Daniela Brambilla.
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